GUERRA IN UCRAINA: COSA CAMBIA PER IL SETTORE LEGNO ?

Come il conflitto Russo-Ucraino sta cambiando il made in Italy del settore del legno?

Il settore che ha resistito alla pandemia deve oggi affrontare nuove sfide, come l’export in Russia e il rincaro delle materie prime. Bisogna ripensare tutta  la filiera legno?

Con la guerra in Ucraina, che purtroppo non sembra avere un breve corso, i rischi per l’economia dell’intero settore del legno per l’Italia sono molto rilevanti.

Con un fatturato di oltre 49 miliardi di euro, aumentato rispetto al periodo pre-covid, anche l’export segna un aumento del 20,6% rispetto al 2020.

Ma i numeri possono trarre in inganno, perché si aprono nuovi scenari per il futuro.

Oggi prevale l’incertezza sulla crisi in Ucraina, anche perché la Russia è un importante fornitore della materia prima legno, nonché un importante cliente nel settore dell’arredo.

Il ruolo della Russia

Durante l’estate del 2021 FederlegnoArredo scrisse alla commissione europea di bloccare l’esportazione di legname europeo per destinarlo ad uso interno.

Ancora la guerra non era iniziata ma già era in atto un rincaro delle materie prime, tra cui il legname.

La Russia aveva annunciato che dal primo gennaio di quest’anno (2022) avrebbe bloccato l’export del legname russo fuori dai propri confini.

Con la guerra in Ucraina il problema si è ulteriormente aggravato: la Russia si è chiusa ancora di più in un’autarchia patriottica causando un colpo ancora più forte nei mercati delle materie prime.

In parole povere, più la Russia blocca le vendite di legname verso l’estero, più i prezzi salgono.

C’è quindi, da un lato, difficoltà a reperire la materia prima, mentre dall’altro non si può più vendere a tutta una fetta importante di mercato e a potenziali clienti.

«Per noi la Russia è un mercato importante, non per la fornitura di legname ma come area di vendita, che ad oggi vale circa il 15% del nostro fatturato», spiega Moreno Brambilla, a.d. e presidente di Oniro Group».

Non parliamo poi del caro energia, che inevitabilmente si sta già facendo sentire in maniera pesante.

La situazione è quindi molto incerta, la filiera andrà ripensata, tenendo conto anche dei nuovi assetti geopolici che si formeranno.

Il problema delle materie prime

I prezzi delle materie prime non sono mai tornati ai livelli pre-covid e le quotazioni sono raddoppiate rispetto ai valori normali.

Nei primi 11 mesi del 2021, abbiamo importato 9 milioni di legname, per un valore di 4,9 miliardi di euro. Di questo, il 5,3% proviene da Russia (decimo fornitore), dall’ Ucraina e dalla Bielorussia, in crescita del 32,7% rispetto al 2020 (dati Fia)

Come si può notare, non si tratta di una quota enorme, visto che il nostro principale fornitore è l’Austria, con 1,2 miliardi di euro di importazioni, seguita da Germania e Cina: la Russia, infatti, è solo il decimo fornitore mentre l’Ucraina il 15esimo.

Tuttavia, il blocco dell’export da parte di Mosca e in conflitto in atto stanno provocando un ulteriore squilibrio del mercato, soprattutto nell’approvvigionamento di tronchi di betulla, dei quali la Russia è il principale produttore mondiale (oltre l’80% del mercato): il prezzo è ormai più che raddoppiato.

La betulla è destinata a molti usi industriali e di logistica, come la pavimentazione, lo sviluppo di utensili, di pannelli e delle parti interne dei mobili e persino di giocattoli. Oltre ad essere un ottimo combustibile.

Si rischia quindi il blocco della produzione per molte aziende, non solo del legno d’arredo.

Situazione paradossale se si pensa che il potenziale boschivo del nostro paese, coperto da 38% di foreste, non viene minimamente sfruttato, e che quindi il nostro fabbisogno è per l’80% derivante da import.

Conclusioni

Questa guerra ha messo a nudo, ancora una volta, le criticità di paesi come l’Italia, per la loro dipendenza dalle materie prime straniere.

D’altro canto, la globalizzazione sta diventando sempre più necessaria, a livello di opportunità di nuovi mercati e come costi di ricerca e sviluppo (migliore per l’estero), tale per cui “non possiamo chiuderci a riccio” ma nemmeno “ignorare le opportunità che il nostro paese ci può dare”, come nel caso del patrimonio boschivo che deve diventare una risorsa.

Per quanto riguarda la nostra azienda, Astra Vernici è fiera di avere collaborare con numerosi partner italiani, europei e clienti in tutto il mondo e cerca sempre il modo migliore per crescere sul piano qualitativo e sul piano realizzativo.

Pare ovvio che, per noi, la scelta sia quella di ripensare la filiera, sfruttando al pieno la globalizzazione e diversificando il più possibile le linee di prodotto, sempre alla ricerca di nuovi mercati.

Perché le opportunità, in giro per il mondo, ci sono ancora e sono tantissime e i prodotti italiani godono di una forte credibilità e richiesta: a patto di mantenere altissimo il livello di qualità e innovazione. Binomio che in ASTRA VERNICI non è mai venuto meno.

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